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887425-084-3 |
Collana: Collana Aurunca |
| Contributi Aurunci |
| Gli Aurunci/Ausones ed altri studi |
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Autore: Giuseppe Guadagno
Note:
Dicembre 2009
128 Pagine
13 Illustrazioni
Formato 17X24
Prezzo € 20
Disponibile
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INDICE
PREFAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 5
CAP. I - GLI AURUNCI/AUSONES
1) Storia e archeologia . . . . . . . . . . . . » 9
2) Appendice . . . . . . . . . . . . . . . . » 35
CAP. II - GIUSEPPE TOMMASINO E GLI AURUNCI
1) Tommasino, storico aurunco . . . . . . . . » 39
2) Gli Aurunci/Ausones da Tommasino ad oggi . . » 55
CAP. III - “FOROCLAUDIO”
1) Bernardo, Carinola e Foroclaudio tra falsificazioni
e verità storiche . . . . . . . . . . . . . . . » 73
2) Santa Maria di Foroclaudio di Ventaroli (CE):
neotoponimi e falsi storici . . . . . . . . . . . » 107
TAVOLE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 115
Sono qui ripubblicati insieme sei contributi, i quali, generati su
un arco temporale di poco più di un ventennio (1984-2006) e per
differenti finalità (Convegni e Giornate di Studio, Miscellaneee,
Monografie), pur affrontando tematiche differenti sia per argomento,
che per ambiti cronologici, hanno un comune denominatore:
il territorio aurunco.
Espressione questa di una personale metodologia di indagine
che si sviluppa su due direttrici:
- la forte radicazione ad un territorio: nel caso presente quello gravitante
intorno al Massiccio del Roccamonfina,
- l’utilizzazione privilegiata del documento: attribuendo pari dignità
documentaria anche a forme differenti da quelle tradizionali
scritte, come elementi di supporto, se non di controllo, ed
anche di revisione, delle tradizioni di studio1.
Non a caso il primo contributo (pp. 7-31) del primo Capitolo
(GLI AURUNCI/AUSONES) si intitola Storia ed Archeologia: vi è trasparente
la volontà di superare la stasi dell’interpretazione delle Fonti
tradizionali, con il contributo del dato archeologico.
Letto nel gennaio 1984 nell’ambito degli “Incontri Culturali”
sul tema Aspetti della cultura aurunca dalla preistoria all’età moderna,
senza che i relativi Atti, pur messi a stampa, vedessero la luce,
fu pubblicato a distanza di venti anni nel 2004 (sulla Rivista “Civiltà
aurunca” nr. 55), prendendo spunto dal ricorrere nell’anno seguente
del cinquantesimo anniversario della morte dello Storico
sessano Giuseppe Tommasino, nel cui nome gli “Incontri” dell’84
erano cominciati.
La pubblicazione ebbe luogo constatando che, pur così a distanza
di tempo, conservava inalterata tutta l’importanza e la problematicità
per il taglio metodologico con cui era stato affrontato il tema;
1 Cf.: G. GUADAGNO, Campania antica storia, archeologia, vita quotidiana, Benevento
s.d., p. 7.
PRESENTAZIONE
caratteri che il testo conserva tuttora e che ne giustificano la riproposizione in questa sede (conservando totalmente l’integrità originaria del testo e dell’apparato critico) come contributo di apertura.
D’altro canto la tematica storica aurunca, qui sviluppata, permea di sé la maggior parte dei contributi del volume, a cominciare
con quello immediatamente seguente: originariamente elemento del dibattito nel Convegno di Archeologia Laziale del 1992 su I Volsci, ma qui inserito come Appendice (pp. 33-36) al precedente perché ne riprende e sviluppa le tematiche allo scopo di richiamare l’attenzione su “…un’entità culturale di cui ci si è dimenticato ogni qualvolta si è tentato di delineare il quadro del popolamento storico del Lazio meridionale…”(p.33), come chi scrive in quella sede denunziava.
Anche il secondo Capitolo (GIUSEPPE TOMMASINO E GLI AURUNCI) pur incentrato sulla figura dello Storico sessano Giuseppe Tommasino
(Sessa A., 1883-1955) in fin dei conti ne risente, - non tanto il primo dei contributi (Tommasino, storico aurunco)
(pp. 37-51) imperniato sulla figura dello Studioso e sulla sua produzione storica, in particolare Aurunci patres (Gubbio, 1942), la quale, nel vuoto totale di studi che, dopo, ha interessato l’area aurunca, è stata per lunghi decenni l’unico punto di riferimento culturale sulla tematica aurunca; - quanto il secondo: Gli Aurunci/Ausones da Tommasino ad oggi (pp. 53-68). Questo originariamente presentato nel Seminario tenutosi a Minturno nel settembre 2006 sul tema Storia e storici della regione aurunca laziale, è servito più che ad illustrare l’opera storica del Tommasino (tema già affrontato precedentemente) a riconoscere l’Eredità culturale di tutta l’ampia ricerca da Lui sviluppata che si può sintetizzare in tutto in quattro punti; individuando come causa del ridimensionamento delle tematiche affrontate dallo Studioso sessano soprattutto il progresso della ricerca archeologica, che ha costretto a riscrivere interi capitoli della Storia della Campania antica, circa il suo popolamento e le “occupazioni” storiche.
GIUSEPPE GUADAGNO
Le tematiche storiche “aurunche” fin qui trattate, trovano un organico completamento nei Contributi a suo tempo (1986) presentati nelle Giornate di Studio sul tema Storia Economia ed Architettura nell’ager Falernus (vedi G. GUADAGNO, L’ager Falernus in età preromana Atti delle Giornate di Studio 1986 (a cura di G. Guadagno), Minturno, 1987, pp. 1-15; Idem, L’ager Falernus in età romana, ivi, pp. I contributi del terzo Capitolo (“FOROCLAUDIO”) spostano indubbiamente gli orizzonti cronologici rispetto ai temi fin qui trattati, ma restano strettamente ancorati al territorio che gravita intorno al Massiccio del Roccamonfina, anche se in un’ottica più ristretta: infatti le analisi hanno come obbiettivo le tradizioni che ruotano intorno al territorio di Carinola ed in particolare ad un edificio ecclesiale.
Questo, che ospita un particolare ciclo di affreschi, per quanto sorga isolato nella campagna è il centro di una serie di “voci” o “tradizioni” che vogliono - sorgesse in un, per altro non documentato, centro abitato di età romana, detto “Foroclaudio”; - che fosse la cattedrale di una antica Sede vescovile, localizzata in “Foroclaudio”; - che fosse coinvolto, non è ben chiaro con quale ruolo, nel recupero e trasferimento delle reliquie di S. Martino del Monte Massico, ad opera del santo Vescovo Bernardo.
L’analisi del primo Contributo, Bernardo, Carinola e Foroclaudio tra falsificazioni e verità storiche (pp. 71-103), partendo dalla considerazione che “…la figura di S. Bernardo, come ci viene presentata tradizionalmente è simile ad una statua di culto cui la pietà dei fedeli abbia sovrapposto parrucche, vesti ed altri ornamenti finendo col nascondere la realtà: come per la statua, per individuare l’entità storica della figura di Bernardo bisogna eliminare tutti gli orpelli sovrapposti dalla tradizione…” (p. 71), perviene ad una serie di punti fermi. - Non è mai esistito un antico centro di nome “Foroclaudio” e tantomeno una Sede episcopale di tale nome; - il grande edificio ecclesiale, di cui si vedono i resti del perimetro e che forma la platea su cui poggia l’attuale chiesa, era la Cattedrale del Vescovato dell’antico centro, scomparso, di Forumpopili: Sede vescovile venuta meno nel VI sec. d. C.; - il Vescovo Bernardo, primo Vescovo del neocostituito (1087) Vescovato di Carinola, non recupera le reliquie di S. Martino del Monte Massico, malgrado che false epigrafi in “stile antico” vogliano documentarlo: le reliquie furono recuperate nel 1610 dal
PREFAZIONE
Essendo però questi stati ripubblicati di recente (G. GUADAGNO, Campania antica, cit., pp. 95-158) non è apparso opportuno riproporli in questa sede.
Vescovo Vitelli (o Vitellio) nell’antico e diruto Monastero sul Monte Massico, dove fino a quel momento si era svolto il culto popolare; - tutte queste tradizioni sono il risultato di una serie di falsificazionia partire dal XII sec., che hanno inizio nello scriptorium di Monte Cassino.
La più recente falsificazione ha coinvolto l’intitolazione dell’antico edificio ecclesiale isolato nella campagna, detto oggi “S. Maria di Foroclaudio”: ma il primo utilizzo di questa appellazione non risale più indietro degli inizi del XX secolo.
Questo è il tema del secondo Contributo: Santa Maria di Foroclaudio di Ventaroli(CE): neotoponimi e falsi storici.
Infatti, malgrado la recenziorità dell’utilizzo di questa suggestiva appellazione, l’averla assunta acriticamente, cioè senza aver controllato la validità storica del toponimo, ha avuto notevoli conseguenze nella ricostruzione storica dell’economia del territorio ed anche nella storia della viabilità di età romana, dove ha generato “un falso nel falso”.
Era questo l’esempio che si portava nell’ambito del Convegno Internazionale Toponimi ed Antroponimi: Beni documento e spie di identità per la Lettura, la Didattica e la Gestione del Territorio, tenutosi all’Università di Salerno ed a Vietri sul Mare nel novembre 2002, per sostenere la necessità “…di fare la Storia del Toponimo, per valutarne la valenza semantica e storica, prima che la Storia del Territorio fatta attraverso Toponimi, assunti però acriticamente, non generi “mostri” come “S. Maria di Foroclaudio”…” (p.111).
GIUSEPPE GUADAGNO
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